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Il Castello

Antichi castelli

Il Castello
Municipium

Descrizione

Durante il sopralluogo che effettuò a Cene l'Architetto Sandro Angelini, per conto della Sovrintendenza alle Antichità il 1° giugno 1967, arrivò in Piazza Crocetta, all'incrocio tra Via Ulisse Bellora e Via Castello.

Con il suo intuito da competente, girando lo sguardo sulla zona circostante, notò sul vicino poggio a sinistra un gruppo di case che attirarono la sua attenzione: gli venne spiegato che quelle vecchie case, collegate a ferro di cavallo, si chiamavano ancora "Il Castello". Vide anche la targa sulla casa a destra: "Via Castello". Osservò: "Deve rispondere a verità, perché il popolo, nella sua pigrizia, difficilmente lascia cadere le vecchie denominazioni". Volle subito approfondire, perché, disse: “Nella distruzione di un castello non scendevano mai fino alle fondamenta delle torri e delle fortezze: qualcosa restava sempre”.

Salendo il breve tratto di Via Castello, rilevò la posizione geografica di Cene, centro di contatto tra la media Val Seriana e la strada del Tonale attraverso la Valle Rossa e sottolineò la sua importanza strategica nei tempi remoti, la quale giustificava la presenza di fortificazioni.

Sul posto, gli bastò una rapida occhiata alle mura di grosse pietre squadrate, ai muri con sassi disposti a spina di pesce, all'androne, ai portici e all'affresco d'una nicchia per definire il tutto: «È un nucleo originale, preciso, perfetto». E toccando le grosse pietre ferrigne del muro che costeggiava Via Castello, sull'angolo nord-est, spiegò: «Questa era la torre che fu abbattuta; ecco perché è così bassa, fu demolita fin qui, e tale restò; più tardi non fecero che coprirla col tetto, per renderla abitabile». Indi notò che le pietre, sul lato che formava lo spigolo della torre, avevano il profilo ribassato. Lungo quel muro si videro anche le alte fiancate in pietre verticali di un'ampia entrata, alta fin quasi al tetto. Osservando i dintorni e il ripido pendìo che partiva dal margine della stradetta, l'Architetto aggiunse: «Anzi, questo agglomerato fortificato, per aver le spalle al sicuro dal lato di Valle Rossa, doveva avere sopra la ripa una fortezza o un altro castello».

Questa sua supposizione confermò quanto sostenevano i vecchi, i quali chiamavano solo "castelletto" questo nucleo, appunto perché il vero castello doveva trovarsi, secondo loro, e secondo notizie tramandate dagli avi, sul pianoro soprastante, pure compreso nella zona denominata "castèl", mentre la sottostante torre del Mazzo era un "forte", cioè un'opera di fortificazione staccata dalla fortezza principale. La stradetta che parte da Via Bellora, di fronte alla torre del Mazzo, e sale fino a congiungersi con Via Castello, collegava appunto le due fortificazioni.

In quell’occasione, qualcuno spiegò che quando un castello veniva abbattuto, per eventi bellici o per ordine di prepotenti signori, ci pensava poi la gente del posto a completarne la distruzione, portando via a gara pietre e materiale utili alle proprie necessità edilizie; e così viene forse spiegato il motivo per cui non esiste traccia del castello che, tra Fara e Spigla, dominava la strada di Valle Rossa. 

Sul lato nord esterno del fortilizio osservò, lungo la discesa sottostante, il muro di prolungamento della torre, costruito parte in pietra e parte con sassi tondeggianti messi a spina di pesce. 

Poi dall'esterno passò sotto l'androne; a destra, sotto il portico, l’Architetto osservò due portine ad arco, strette e basse, e disse: «Queste sono originali, della fine del '300. L'affresco della Madonna lì accanto è della seconda metà del '400». 

Nella nicchia si ammirava una Madonna col Bambino, avente a sinistra S. Antonio Abate e a destra un altro santo ormai scrostato; pur deteriorato dal tempo, l'affresco presentava tre volti bellissimi dai contorni delicati e dagli occhi dolci. Nel centro c'era un buco, che lasciava vedere altri due strati sotto, anch'essi con colori, forse di affreschi più antichi, uno sovrapposto all'altro. Le aureole intorno alle teste erano graffite nel muro; gli abiti delle figure erano ornati con disegni a colori e bordi d'una certa eleganza. 

Gli affreschi scomparvero durante i lavori di restauro della casa, in tempi recenti.

Sulla sinistra dell'androne l'Architetto scoprì nel muro gli avanzi di un antico portale: “Ecco – disse - la vera entrata al castello; ecco qui ancora visibili le fiancate in pietra con profilo ribassato, originale, antica!”. 

Sempre sulla sinistra, oltre lo spigolo osservò il muro contiguo, lato ovest, fatto con blocchi ben allineati e sovrapposti con precisione, che veniva a trovarsi molto alto rispetto al muro di sostegno sottostante: lo definì: “un muro originale del vecchio castello”. 

A seguito di lavori edilizi, l’antico castello è stato riconvertito in un’abitazione privata.

 

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Modalità d'accesso

Il luogo appartiene a privati

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Indirizzo

Via Castello, 3, 24020 Cene BG, Italia
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Punti di contatto

Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2026, 13:48

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